Via Paolo Reti
Ieri si chiamava vecchiaia, oggi terza età. Qualunque sia il nome di questa fase della vita, per tutti quelli che la raggiungono, c’è un passato che incombe e che li rincorre fatto di un mare di ricordi dove è facile affogarci dentro. La storia di Via Paolo Reti, legata ai primi anni di vita dell’autore sono, per certi versi, il nostalgico ricordo di un mondo che si è dissolto e che, agli occhi di un bambino, era tutto il suo mondo: quello della sicurezza, degli affetti di una famiglia numerosa e dell’impazienza di diventare grande. E, quell’essere grande negli anni a seguire, si è rivelata un’impresa fatta di tante realtà diverse che, spesso, si attorcigliano in un dedalo che ha preso il nome
di progresso. Che mai prima, imponendo ritmi di vita sempre più tumultuosi e caotici, aveva condizionato ogni momento dell’esistenza di tutti. Ad un certo momento della vita, terza età e prima infanzia si ricongiungono, si completano e, per quanto possa sembrare paradossale, ecco che i sogni e le speranze diventano simili nel loro immaginarli. Un lungo cammino riporta i propri passi da dove sono
partiti. Nella solitudine di un mondo tramontato si specchia lo stupore delle riscoperte di averlo comunque vissuto e, di fronte ad un universo infinito, riaffiorano tutte le certezze del bambino che è rimasto in ognuno di noi.


