L’ultimo desiderio

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In un intreccio fra humor nero e tragedia Pietro Favari ci porta, sfiorando senza pudore l’assurdo, in un clima che
sa di molti generi letterari, a tratti con sbocchi nel grottesco, ma con quel gusto della scena che ci rimanda al teatro di
cui è autore e critico di lungo corso. E fosse esperto solo di teatro! In questo romanzo rientrano a pieno titolo tutte le sue
passioni dai fumetti, di cui è stato anche storico, al cinema e, senza essere apertamente un sobillatore, perfino – andando
indietro nel tempo – alla “controcultura” cui dedicò con Rita Cirio un prezioso Almanacco Bompiani – il più colorato
di tutti i volumi di un monumento editoriale – consacrato a L’Altra Grafica, sistemando un argomento visivo che circolava
in parziale e disinformato disordine. L’Impermeabile che indossa il personaggio del romanzo – e con la perdita del centro difficile stabilire se sia il principale o no – un detective che sa, per chi se lo ricorda, di Ubaldo Lay, sembra fatto apposta per sintetizzarli tutti. “Non hai idea di quanto l’abbia cercato. È lo stesso modello indossato da Humphrey Bogart nel Falcone maltese”. “Cosa?” “Ma certo! Il falcone maltese, il detective Sam Spade”. “Allora è per quel film che hai battezzato la tua agenzia ‘Il falcone genovese’”. “Certo! Un omaggio a Bogart”. In un paese che ha sì avuto Arbasino e Manganelli, ma non Philip Roth o Donald Barthelme, Pietro Favari , vagando fra
Genova e l’altra sponda del mare, ci consegna finalmente un osservante romanzo Pop.