Il nome sbagliato
A Sesto San Giovanni, tra il grigio post-industriale e l’ambizione di un futuro diverso, vive Esposito Pasquale, di anni trentasei. Per sfuggire a un destino fatto di domeniche al ragù e parenti ingombranti, Pasquale comprende presto una verità fondamentale: essere se stessi è un lusso che solo i ricchi o gli eremiti possono permettersi. Così, sulle app di incontri, nasce Valentino. Valentino è un capolavoro di design esistenziale: legge saggi norvegesi mai tradotti, sorseggia infusi al muschio di tundra e parla con una “e” così chiusa da sembrare progettata. È, in sostanza, la sua versione premium. Ma la verità ha una sua ostinazione. Arriva sempre. A volte sotto forma di un pacco da cinque chili nel momento peggiore possibile. Quella di Pasquale è una commedia degli equivoci in chiave contemporanea. Uno scontro tra identità e desiderio, tra ciò che siamo e ciò che vorremmo sembrare, tra la paura di non essere abbastanza e il rischio — molto più serio — di esserlo davvero.


